Diventare critico enogastronomico significa non solo avere un palato raffinato e discriminante, in grado di individuare e gustare sapori anche i più impalpabili, ma anche avere ottime doti da comunicatore.

1. Giornalismo, la base di un critico enogastronomico

Avere una formazione nel settore della comunicazione, essere un giornalista o un pubblicista sono i punti di partenza per chi vuole diventare un critico enogastronomico. Per questo è consigliabile impratichirsi nel mestiere, magari scrivendo per il giornale della propria città o per un magazine online, per affinare le doti principali di un giornalista ovvero la scrittura, l’essere sempre sul pezzo, avere capacità di sintesi, riuscire a centrare il tema in poche battute. Meglio se si riesce a scrivere articoli sul cibo, sulle tendenze culinarie, su ciò che accade nel mondo del food a livello internazionale.

2. L’inglese per parlare la lingua del food

In un mondo, quello del food, che si anima oggi di tendenze e di sperimentazioni a livello mondiale, diventare un critico enogastronomico vuol dire anche avere una certa padronanza con la lingua inglese, che è la lingua che non solo contraddistingue cibi, piatti, strumenti e attrezzature, ma anche la lingua che mette in relazione chef, giornalisti, buyer ed esponenti del settore.

3. Diventare critico enogastronomico: allenare il palato

È l’aspetto più interessante e affascinante del mestiere del critico enogastronomico: allenare il palato assaggiando, sperimentando, avventurandosi tra sapori, accostamenti, imparando a riconoscere anche le più sottili sfumature di sapori, condimenti, di vini e piatti.

4. La cultura del mondo della ristorazione

Imparare a conoscere il mondo della ristorazione è un passo importante, anzi fondamentale per imparare a scrivere di food e ad approfondire ogni aspetto del settore.
È importante conoscere come funzionano le cose dietro le quinte, quali sono i ruoli, i protagonisti, gli influencer del mondo della ristorazione per avere chiari meccanismi e funzionamenti e per entrare a far parte di un mondo che ha le sue leggi, le sue regole, i suoi cliché.

5. Un approccio analitico

È importante avere un approccio analitico quando si assaggiano i piatti. E appuntare su un taccuino impressioni, sensazioni, in modo da allenare la capacità critica che parte proprio dalla conoscenza e dall’esperienza gastronomica.
Per fare questo è importante abbandonare pregiudizi, farsi carta bianca di fronte all’incontro di nuovi sapori e non essere legati alle proprie convinzioni: fare il critico enogastronomico vuol dire certamente attingere al proprio vissuto, alla propria formazione e al proprio essere, ma senza mai dimenticare di cercare di essere super partes e di avere un atteggiamento libero e critico.

6. Le letture sul food

Farsi una cultura sul cibo grazie a letture dedicate: insomma il cibo deve diventare non solo nutrimento da gustare con le papille gustative ma anche nutrimento per l’anima.
Ricettari, manuali, libri, volumi devono essere un investimento per essere sempre aggiornati e stimolati da questo affascinante mondo che è la cucina.

7. Un corso di formazione

Visitare cantine, studiare, leggere, andare al mercato, frequentare i migliori ristoranti, appassionarsi di vino non bastano per diventare un critico enogastronomico. È importante conoscere le tecniche, attraverso un buon corso di formazione come il master in critica enogastronomica  di Italian Food Academy, che insegna a sviluppare le capacità e le potenzialità di critica fornendo tutte le conoscenze che la professione richiede.

Scopri anche il master per Food and Beverage di Italian Food Academy.

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Gianfranco VissaniFood Influencer