La storia del Marsala ci riporta al suo inventore, John Woodhouse, un commerciante inglese arrivato per caso in Sicilia intorno al 1770, che capì subito che in un posto baciato dal sole tutto l’anno,  sarebbe stato possibile creare qualcosa di simile ai Porto, agli ]erez, ai Madera. A raccontarcela è un volume, “Il piacere del vino – come imparare a bere meglio” edito da Slow Food Editore. Questo manuale di degustazione consapevole è anche utilizzato nei due Master di Food & Beverage Manager e Viticoltura e Marketing del vino.

La tradizione vinicola, in Sicilia, ha radici antiche come la vite: i Greci avevano scoperto e valorizzato le potenzialità enologiche dell’isola e, dopo di loro, anche i Romani, che pare avessero cominciato a servirsi di mosto cotto in fase di vinificazione.
Woodhouse mise presto a punto la tecnica produttiva, avendo poi il merito di imporre il prodotto sul mercato internazionale, con una vera e propria propaganda che vide testimonial di rilievo, come l’ammiraglio Nelson e Giuseppe Garibaldi, i quali si rifornivano dall’isola per avere il buon vino liquoroso passato poi alla storia e tutt’ora simbolo di una terra e di una tradizione.

Fu proprio Garibaldi, inoltre, che volle prestare il suo nome (“Garibaldi dolce”) al Marsala. Negli ultimi decenni questo vino ha riacquistato slancio, grazie soprattutto alla legislazione entrata in vigore nel 1986 e all’impegno serio di produttori ambiziosi.

Il processo per ottenere il Marsala.

Il processo per ottenere il Marsala parte dalla vinificazione in bianco di uve catarratto, inzolia e grillo, varietà a frutto bianco che solo nella versione Rubino possono essere integrate o sostituite da uve rosse: perricone, calabrese e nerello mascalese.

Per favorire l’ossidazione, dopo la svinatura si effettua una serie di travasi, per poi passare alla “concia”, che rappresenta la fase più delicata e avviene con l’aggiunta di una miscela di prodotti derivati dall’uva: Alcol (che rinforza il vino), mosto cotto parzialmente caramellizzato (che gli conferisce gusto gradevolmente aromatico), mosto concentrato (con funzione addolcente) e mistella o sifone, una miscela di mosto di uva fresca e alcol o acquavite (che perfeziona sapore e Fmezza del vino).

Dopo questa fase, c’è il cosiddetto “governo” con piccole quantità di Marsala Stravecchio (detto perpetuo), e inizia la fase di invecchiamento in rovere.

La classificazione del Marsala.

I criteri per la classificazione del Marsala sono:

  • il colore (oro, ambra e rubino)
  • il grado di zucchero (secco, semisecco e dolce)
  • le tecniche di produzione
  • l’invecchiamento e il grado alcolico.

Esistono i tipi:

  1. Fine (almeno 17 gradi di alcol e un anno di invecchiamento)
  2. Superiore (almeno 18 gradi e due anni di invecchiamento)
  3. Superiore Riserva (almeno quattro anni di invecchiamento)
  4. Vergine Soleras (invecchiato almeno cinque anni e senza aggiunta di mosto cotto)
  5. Vergine Stravecchio o Soleras Stravecchio, che deve avere almeno dieci anni di invecchiamento.

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