Per i veri appassionati non sarà una sorpresa, ma per il grande pubblico sicuramente sì. Il whisky è infatti per antonomasia “lo scotch”, che significa appunto “scozzese”. Eppure anche nel mondo dei distillati di alta gamma la globalizzazione ha fatto sentire i suoi effetti e oggi i migliori whisky del mondo sono considerati quelli giapponesi. In particolare i prodotti di un pugno di distillerie altamente selezionate che applicano alla lettera il disciplinare tradizionale scozzese, con in più quella dedizione assoluta al perseguimento della massima qualità che è tipica della cultura giapponese.

Il sorpasso è avvenuto in più tappe. Nel 2001 il Nikka Yoichi single malt invecchiato 10 anni si aggiudica a sorpresa il premio “Best of the Best” al concorso indetto da Whisky Magazine.
Nel 2003 il Suntory Yamazaki conquista la medaglia d’oro agli International Spirits Challenge.
Nel 2008 il concorso World Whisky Awards premia due distillati giapponesi: un puro malto prodotto da Nikka e un miscelato di Suntory.
Nel 2014 l’ultimo verdetto, probabilmente quello definitivo per cambiare la percezione del pubblico, che ormai non può più considerare i successi del whisky nipponico come un caso accidentale. La World Whiskey Bible (il nome parla da solo) attribuisce la palma di miglior whisky del mondo al Suntory Yamazaki Single Malt Sherry Cask 2013, che ottiene 97,5 punti su 100.

L’introduzione della produzione di whisky nelle isole del Sol Levante si deve principalmente a due uomini: Shinjirō Torii e Masataka Taketsuru. Torii era un farmacista che decise di espandere le proprie attività fondando una società per l’importazione di liquori pregiati da Europa e Stati Uniti. Questa azienda sarebbe poi diventata l’acclamata Suntory.

Visto il successo dell’attività e l’ottima ricezione da parte del pubblico nipponico, Torii decise di andare oltre, avviando la produzione di distillati in proprio. Era 1924 e per garantire il successo dell’operazione serviva un esperto del settore, qualcuno che avesse studiato l’arte tradizionale della produzione di whisky scozzese. Quell’uomo era Masataka Taketsuru, una figura ormai leggendaria nel mondo degli appassionati dei distillati.

Masataka Taketsuru nasce nel 1894 da un’antica famiglia di produttori di Sake, il tipico distillato giapponese. Studia chimica con il preciso intento di impegnarsi nell’attività di famiglia. Nel 1918 parte per un lungo viaggio in occidente. Prima studia all’università di Glasgow le tecniche produttive del whisky e poi fa pratica di blending (miscelazione) in alcune pregiate distillerie scozzesi (Longmorn e Hazelburn). Dopo circa due anni di studi e di pratica Taketsuru torna in Giappone, insieme a sua moglie Jessie Roberta Cowan, originaria della contea di Kirkintilloch.

Al ritorno dal suo viaggio Taketsuru conosce Torii che lo assume subito nella sua neonata distilleria e gli affida la direzione dell’impianto. Taketsuru si lascia guidare completamente dal disciplinare tradizionale scozzese modificandolo solo lo stretto necessario per adeguarsi alle condizioni ambientali e climatiche giapponesi.
Gli esperti di whisky sanno che il segreto del perfetto distillato sta essenzialmente in tre componenti: la qualità dell’acqua sorgiva che viene utilizzata; la qualità dei cereali impiegati; e la torbatura del malto. Il caso volle che il clima tipico scozzese fosse molto simile al clima di alcune parti del Giappone, soprattutto nell’isola di Hokkaido, che è quella più a nord.

Dopo 10 anni, nel 1934, Taketsuru lascia l’azienda di Torii deciso a coronare il suo sogno di ragazzo creando una propria etichetta, che successivamente avrebbe preso il nome di Nikka. Le due aziende fondate da Torii e Taketsuru sono oggi i maggiori, e più qualificati, produttori giapponesi di whisky.

Fonti: Wikipedia.org

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