È una delle tante conseguenze negative del dominio della pubblicità sulla mente degli uomini occidentali. La frutta e la verdura non perfetti, non bellissimi a vedersi, indegni di stare in uno spot o in un annuncio stampa, non meritano neanche di finire in tavola.

È quello che emerge da un’inchiesta del Guardian che ha rivelato i veri numeri del problema. Si sapeva che molta della produzione ortofrutticola USA veniva scartata per motivi estetici, ma nessuno immaginava che questa quota fosse del 50%. Stiamo parlando di un valore economico di circa 160 miliardi di dollari ogni anno. Cibo buono e nutriente che per il solo fatto di non soddisfare i requisiti estetici implicitamente richiesti dagli acquirenti finali finisce in discarica.

Il problema ormai riguarda l’intera filiera produttiva, a ogni passaggio di mano la frutta e la verdura devono passare un concorso di bellezza che diventa sempre più severo man mano che ci si avvicina alla città e ai banchi dei negozi. Ma ciò che avviene a monte, direttamente nei campi degli agricoltori, almeno rientra nel ciclo naturale, diventando compost o alimentazione per gli animali. Ciò che avviene a valle invece finisce direttamente tra i rifiuti solidi urbani.

L’Environmental Protection Agency dichiara che il cibo scartato è il più grande singolo componente di discariche e inceneritori degli Stati Uniti. La decomposizione del materiale organico nelle discariche produce grandi quantità di metano, uno dei più potenti gas a effetto serra. Ma gli esperti riconoscono che stanno solo iniziando a fare i conti con le vere dimensioni del problema. A livello mondiale tutto il cibo non bello buttato o lasciato a marcire è responsabile di circa l’8% dell’inquinamento globale, più di quanto producono nazioni come l’India o la Russia.

Ma da questo malinteso culto della perfezione estetica del cibo deriva oltre che inquinamento anche una conseguenza più facile da immaginare: la denutrizione. “Negli Stati Uniti ci sono molte persone che sono affamate e malnutrite. La mia stima è che circa il 10% della popolazione USA non ha abbastanza da mangiare“, ha dichiarato Shenggen Fan, direttore generale del Food Policy Research Institute di Washington. “Questo è il motivo per cui i rifiuti alimentari, la perdita di cibo buono, è un fattore che non possiamo assolutamente permetterci. Un’emergenza per la politica federale”.
Tutto questo senza contare lo spreco di acqua, di terra e di tutte le risorse dedicate all’agricoltura, anch’esse buttate al 50% in discarica insieme al cibo.

In questo scenario folle, irrazionale, immorale, per fortuna qualcuno comincia ad organizzarsi.
Imperfect Produce è un servizio in abbonamento attivo nella baia di San Francisco che consegna a domicilio cibo non bello a prezzi convenienti. La crescita degli abbonamenti è esponenziale e la sua organizzazione potrà essere d’esempio ad altre città degli USA. Ma l’iniziativa privata dal basso ha sempre i suoi limiti. Bella cosa quando una volta c’era lo Stato che si incaricava di risolvere i problemi della popolazione, mettendo in campo risorse e uomini che non erano spinti unicamente dall’assillo per il profitto.

Fonte: Guardian.com

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