Incontriamo Francesco L. da tre anni impiegato presso una delle più grandi società al mondo nel settore Crociere. Assunto come semplice cameriere a bordo dell’ammiraglia della flotta, Francesco in 36 mesi ha scalato tutti i gradini della carriera, fino a diventare direttore del ristorante italiano di bordo.
Lo stipendio si è triplicato e le soddisfazioni anche di più.

Redazione: Buongiorno Francesco. Quanti anni hai e qual è il tuo job title attuale?

Francesco: Buongiorno, ho 32 anni e sono Food and beverage manager di Vesuvio, il ristorante italiano di bordo.

Redazione: Quanti sottoposti hai e a chi rispondi?

Francesco: Gestisco 18 persone e rispondo solo all’Hotel Director, che nell’organigramma di bordo e un gradino sotto il Capitano.

Redazione: Quanti coperti servite ogni giorno?

Francesco: La nave ospita quasi 4000 passeggeri, ma per fortuna non tutti amano il cibo italiano, altrimenti non saprei dove sbattere la testa. La media giornaliera, tra pranzo e cena, è intorno ai 350 coperti.

Redazione: Quante ore lavori al giorno?

Francesco: Cerco di ritagliarmi almeno 8 ore di riposo, anche se non continuative. Purtroppo il problema di lavorare sulle grandi navi è proprio il ritmo di lavoro molto stressante. Per cui più di tre mesi di fila di imbarco non si riescono a fare. Comunque da quando sono Food and Beverage manager ho anche una cabina più grande in cui sto da solo e riesco quindi a staccare meglio dallo stress lavorativo quotidiano.

Redazione: Cosa fai quando finiscono i tre mesi?

Francesco: Se ho meno di una settimana di riposo rimango in America (ndr: le crociere si svolgono tra l’Alaska e la Baja California). Se ho periodi più lunghi torno in Italia per vedere i miei genitori e gli amici.

Redazione: Tu dove sei nato e dove hai vissuto?

Francesco: Io vengo dal sud, dalla Puglia, da una cittadina sul mare, Bisceglie, pochi chilometri a sud di Trani.

Redazione: Che studi hai fatto, come ti sei ritrovato nel mondo del Food?

Francesco: Io ho fatto il liceo scientifico, perché mio padre voleva che poi facessi l’università. Lui è un impiegato dell’Enel e avrebbe voluto che mi laureassi in Economia e commercio. Ho fatto metà degli esami del triennio ma poi non ce l’ho fatta più. Mi sembrava un percorso troppo lungo e faticoso, che in più non dava nessuna garanzia di trovare poi un lavoro adeguato. Per cui ho cominciato a fare una serie di lavori, anche nella nautica. Ho viaggiato un po’ nel Mediterraneo, sempre per lavoro, finché un amico non mi ha segnalato un sito in cui si poteva fare domanda per lavorare sulle navi da crociera. Per fortuna in inglese alle superiori me la cavavo bene e avevo passato un’estate a Malta a lavorare in un ristorante, quindi da quel punto di vista stavo a posto.

Redazione: Qual è la cosa più difficile del tuo lavoro?

Francesco: Motivare e convincere le persone ad avere un giusto atteggiamento mentale verso gli ospiti e verso il servizio. Ecco, forse il motivo per cui la mia carriera è stata così veloce è che io da italiano ho innato il senso della qualità e dell’accoglienza. Un vino rosso appena stappato lo annuso io per primo, sempre, è una cosa che faccio in automatico, nessuno me l’ha insegnato. Ai ragazzi che lavorano per me, che sono per lo più sudamericani o dell’est Europa oppure asiatici, questi gesti non vengono spontanei e glieli devi insegnare. E questo fa una certa differenza.

Redazione: Quanto guadagni attualmente?

Francesco: Con la promozione a Food and Beverage Manager lo stipendio è arrivato a 3000 dollari al mese. Più i premi produzione legati al fatturato del ristorante. Considera inoltre che a bordo per me tutto è gratis, quindi sono soldi che riesco a spendere solo quando scendo a terra. Il mio conto in banca è molto contento di tutto ciò.

Redazione: Quali sono i tuoi progetti futuri?

Francesco: Negli ultimi due anni ho imparato moltissimo. Il mondo del lavoro americano è duro ma molto stimolante perché è una sfida continua e ti danno anche gli strumenti per fare sempre meglio. Inoltre se lavori seriamente e con un minimo di intelligenza loro ti apprezzano e ti danno opportunità. Sono molto aperti, non di discriminano, sono abituati a stare a contatto con persone di tutte le nazionalità. Adesso ho una professionalità di un certo livello e il mio CV sta diventando interessante. Ma per adesso voglio continuare nel mio percorso a bordo, finché ce la faccio fisicamente. Poi vedrò se cercare impiego come Food and beverage manager in qualche ristorante di alto livello a Dubai o in qualche altro paradiso per super ricchi. Oppure di usare i soldi messi da parte per aprire una cosa mia, non so se in Italia o all’estero. Probabilmente più all’estero. Dell’Italia mi mancano tante cose ma non quella sensazione di claustrofobia che provavo quando pensavo al mio futuro.
Da noi se non sei figlio di qualcuno, o se non puoi contare su una raccomandazione, emergere con le tue forze è praticamente impossibile. È difficile tornare a vivere in quella mentalità, una volta che ne sei uscito. Con la mia professione di Food and beverage manager e il mio CV posso trovare facilmente lavoro quasi in ogni parte del mondo. Diciamo che vorrei sfruttare questa possibilità.

Redazione: Francesco, grazie per il tempo che ci hai potuto dedicare. Ci hai raccontato cose molto interessanti. Quando devi reimbarcarti?

Francesco: Tra due giorni devo essere a Seattle. La nave è ferma lì da due settimane per lavori di refitting. Di niente, anzi, grazie a voi per avermi dato l’opportunità di raccontare la mia storia. Spero di essere stato di aiuto ad altri ragazzi italiani che, come me qualche anno fa, si stanno chiedendo quale strada intraprendere.

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