Un dollaro e mezzo per una stella. Questa potrebbe essere un’ottima sintesi dell’esperienza che si può fare presso la bancarella dello chef Chan Hon Meng, a Singapore.
Il suo ristorante di strada, chiamato senza troppi fronzoli “Hong Kong Soya Sauce Chicken Rice and Noodle”, si è meritato infatti una stella della prestigiosa guida Michelin, mettendosi allo stesso livello di ristoranti assai più altolocati e altocostosi.

La bancarella del signor Meng si trova nel centro Hawker al Chinatown Complex di Smith Street. Qui non si accettano prenotazioni, il pasto si ordina al bancone e in media costa l’equivalente di un dollaro e mezzo. Il luogo è già diventato meta di pellegrinaggio, sia per i turisti che per i residenti di Singapore. Al dollaro e mezzo bisogna aggiungere quindi il tempo necessario per fare la fila ed arrivare ad ordinare, che attualmente è di circa 3 ore.

Esattamente quello che è già successo a Jiro Ono e al suo ristorante sushi Sukiyabashi Jiro, che è situato in una stazione della metropolitana di Tokyo e ha solo 10 posti a sedere. Per fortuna dei gestori della metropolitana in questo caso c’è un filtro all’ingresso che non è tanto di natura fisica, quanto economica: i 294 dollari per 20 pezzi di sushi hanno infatti contribuito a tenere le file sotto controllo.

Il signor Meng, che ha 51 anni e lavora 17 ore al giorno, si fa un vanto di riuscire a servire i propri clienti a praticamente qualsiasi ora, e ha dichiarato che dopo questo illustre riconoscimento non alzerà i prezzi; anzi, il suo sforzo sarà sempre quello di fornire ai suoi clienti la qualità più alta al prezzo migliore possibile.

Imprenditori della ristorazione: lasciatevi ispirare

Sentiamo prepotente il bisogno di avere anche in Italia più imprenditori della ristorazione come il signor Meng. Qui da noi di buona tavola se ne trova tanta, ma di onestà morale e intellettuale molta molta di meno, e spesso basta anche solo una comparsata in un programma di una Tv regionale per avere la scusa di ritoccare all’insù i prezzi delle portate. Perché si sa, di questi tempi la fama del cuoco è sempre più importante della fame della gente.

Fonte: Nypost.com

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