Anche nota come cucina da fuorisede, o da marinai, o da campeggiatori, o da gente che ha fame adesso e non tra un’ora, la cucina di sopravvivenza e stata praticata con successo e grandi soddisfazioni per anni da chi vi scrive, durante la sua precedente vita da single. Ora, sposato e con figlio piccolo, questa pratica è diventata meno frequente, ma talvolta necessaria; perché si sa, la vita di un genitore lavoratore è un vero e proprio percorso di sopravvivenza.

Quindi da essere un semplice praticante dilettante di questa disciplina tutt’altro che banale, mi è toccato insegnarla a mia moglie, e ne sono così diventato anche un teorico. Sono qui oggi a diffondere il verbo ed i segreti di questa pratica essenziale quanto artistica, sapendo che tra voi non mancheranno le orecchie che si drizzeranno attente, consapevoli dell’importanza di possedere nozioni di base in questo campo.

Avvertenza legale: niente di quello che leggerete nelle prossime righe potrà mai figurare in un libro di cucina o in un food blog, perché qui siamo nel campo della pura eresia culinaria. Ma come diciamo dalle mie parti: quando ce vo’, ce vo’.

Prima regola

Nella dispensa non deve mai mancare il semolino o la polenta o una pastina piccola, di quelle che cuociono in 6-7 minuti. Oltre ovviamente al sale fino, a qualche goccia di olio d’oliva e a qualche erbetta secca tipo basilico, prezzemolo, salvia ecc. ecc.

Seconda regola

In frigo non devono mai mancare le uova, un dado di brodo vegetale, un paio di zucchine. Se vi ricordate di tenere sempre in freezer un sacchetto di minestrone surgelato oppure degli spinaci a cubetti, siate già a metà strada per la cintura nera di cucina di sopravvivenza.

Terza regola

Bisogna avere una pentola tuttofare, delle dimensioni giuste per una porzione e mezza (l’affamato d’emergenza diventa un maniaco assassino quando gli si presentano 80 gr di pasta in un piatto di design). La mia ha un diametro di 19 cm, un’altezza di 9 e un manico solo lungo. E un coperchio adeguato, ovviamente.

Quarta regola

Lasciate perdere i soffritti. Vanno bene per i sughi e per la cottura dei secondi (con carne tagliata a cubetti). Ma il sugo ha bisogno di pasta, e quindi di altri lunghi minuti di cottura, mentre i secondi senza pane di accompagnamento lasceranno il vostro stomaco vuoto e dolente. In estrema sintesi: l’affamato d’emergenza ha bisogno dei dannati carboidrati!

Quinta regola

Sviluppate il senso dei tempi di cottura. Quanto ci mette un sedano tagliato a listelle a diventare commestibile? E una carota? E una patata? E quanto invece un uovo fatto tipo in camicia?
Ovvero, sono buoni tutti a tenere sotto controllo la cottura della pasta, con un cronometro in mano e l’informazione riportata sulla busta sotto gli occhi. Tutt’altra cosa è fare tutto in modo empirico, sensoriale, istintivo. Solo i veri maestri ci riescono senza sbagliare mai. Se riuscite in questo vi garantisco che anche vostra suocera, cuoca pugliese di grande esperienza e sensibilità, vi guarderà con stupita ammirazione.

Esecuzione

Ok, siamo arrivati al sodo, scusate per le molte chiacchiere precedenti, ma erano necessarie. Sì, lo so che avete una fame dannata, ma se pazientate un altro minuto poi avrete salva la vita per tutto il resto della vostra spero lunga esistenza.

Prendete il pentolino sopra descritto.

Metteteci dentro l’acqua fino a circa due dita dal bordo.

Mettete il pentolino sul fuoco.

Metteteci dentro il dado e una spolverata di erbette secche a scelta.

Mettete in fila sul tavolo tutte le vostre munizioni, ovvero quello che avete trovato di commestibile in dispensa e nel frigo.

Quando l’acqua comincia a fare delle bollicine lungo le pareti della pentola iniziate a mettere dentro le munizioni, cominciando da quelle che richiedono maggiore tempo di cottura (le verdure già tagliate a listelle o a cubetti, mi raccomando). Quasi sempre la prima sarà la pasta (se invece optate per il semolino o la polenta, sarà l’ultima o quasi, ci mette infatti un paio di minuti al massimo e continua a solidificarsi anche a fiamma spenta). Tra le verdure la carota è quella che ci mette di più a cuocere, a causa del suo cuore fibroso. La patata è già più veloce (se tagliata piccola), la zucchina ancora più rapida, i broccoletti come la zucchina, più o meno, e via così.

Quando mancano ormai un paio di minuti, e avete urgente bisogno anche di integrare nel vostro pasto delle proteine, allora aggiungete un uovo. Potete scegliere di lasciarlo cuocere così com’è, da fermo diciamo(se il preparato è abbastanza liquido) oppure potete cominciare a girare per farlo amalgamare al composto presente nella pentola. Questione di gusti.

Questo è il metodo di base, per variare basta usare verdure di stagione e fare piccoli esperimenti, un ingrediente alla volta. Vedrete che presto avrete le vostre soddisfazioni.

È finalmente tempo di pappa!

Sono passati 15 minuti, spegnete il fuoco, prendete un piatto (se siete di quelli che si sentono in colpa a mangiare nella pentola) e versateci dentro tutto il vostro delizioso pasto fumante. Spargete un filo di olio d’oliva, aggiungete formaggio grattugiato, et voilà… vi lasciamo soli, in silenzio, a godervi questo indimenticabile momento di appagamento culinario. O quello che è.

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