Confesercenti ha pubblicato a inizio 2017 un’interessante ricerca sul settore della ristorazione italiano. Da questo studio risulta che nei quattro anni che vanno dal 2012 al 2016 il settore delle PMI legate al mondo del food ha conosciuto un boom impressionante, che ha contribuito in modo sostanziale al sostegno del PIL e che avrà conseguenze importanti sull’occupazione, soprattutto giovanile.

Circa 29.000 attività in più, per una percentuale in salita del 8,3 rispetto al quadriennio precedente. Nuove attività equamente ripartite tra ristoranti e bar, e composte in larga parte da nuove formule di consumo che incontrano le abitudini e gli stili di vita dei consumatori.

Un boom che va in decisa controtendenza rispetto agli esercizi non-food che calano del 3,5%. Si potrebbe dire quindi che gli imprenditori che decidono di investire in nuove attività commerciali sono più propensi ad entrare nel settore food che in altri settori (abbigliamento, elettronica, servizi) percepito evidentemente come più sicuro e redditizio degli altri. Nonostante la burocrazia sia nel settore food decisamente più onerosa. L’esattezza di questa percezione è confermata dal trend dei consumi: il settore moda cala costantemente, mentre il consumo di prodotti enogastronomici cresce continuamente: dai 52,3 miliardi di euro del 2001 ai 76,4 miliardi del 2015 (+46%).

Un fenomeno che viene dal Sud

Analizzando i dati a livello regionale salta all’occhio che a trainare la crescita del settore è, inaspettatamente, il sud Italia. Nel Mezzogiorno e nelle isole, dal 2012, hanno aperto più di 11mila nuovi bar e ristoranti, con una crescita media del 10,8%.
Sicilia: +13,8%
Campania: +12%
Lazio: +10,6%
Puglia: +9,6%

Le cause

I fattori alla base di questo fenomeno sono da ricercare da un lato nella tradizione tipica italiana di grande attenzione verso la tavola e la gastronomia, dall’altra da fattori più moderni come la propaganda mediatica, che da una decina d’anni ha trasformato il mestiere del cuoco in una figura televisiva, contribuendo in questo modo a un maggiore glamour del consumo alimentare, prima relegato alla sala da pranzo della propria casa.
Questo boom di nuove aperture è comunque anche conseguenza della grande offerta di professionisti della ristorazione formati negli istituti alberghieri e nelle accademie online che riscuotono un sempre maggiore successo presso il pubblico.

La concorrenza diventa più agguerrita

L’aumento del numero dei locali comporta però anche una minore speranza di vita. Quasi il 50% delle nuove imprese chiuderà entro i primi 36 mesi di attività. Questa consapevolezza spinge gli esercenti a una sempre più alta professionalizzazione, in tutti gli aspetti imprenditoriali legati alla gestione dell’attività. Dall’interior design, alla comunicazione, al servizio alla clientela, alla qualità del personale di sala e di cucina. Il ristoratore di oggi deve essere sempre di più un manager che non perde mai di vista gli aspetti economici ma anche creativi del proprio mestiere.

Fonte: Confesercenti.it

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