Negli ultimi anni abbiamo assistito increduli all’esplosione del mondo del food. La causa scatenante è stata sicuramente la trasmissione Masterchef e il nuovo ruolo mediatico degli Chef, ma soprattutto un nuovo modo, spettacolare e sovraccaricato di raccontare il cibo e la sua preparazione. Soprattutto nel nostro Paese, dove le tradizioni gastronomiche sono antiche, profonde e ricchissime, questo cambiamento è stato epocale e di grande impatto psicologico.

Fino a 6 anni fa parlavano di cucina solo le mamme e le nonne, consultandosi circa il prossimo pranzo di famiglia o il cenone delle feste. Dal 2011, anno in cui Masterchef è arrivato anche da noi, di cibo, culinaria e gastronomia – ovvero in una parola sola di food – hanno cominciato a parlare, scrivere e raccontare quasi tutti. Praticamente sono rimasti fuori da questo immenso chiacchiericcio solo i ragazzi under 14, troppo presi dai videogiochi e dalla moda.

In televisione i format basati sul food si sono moltiplicati, ramificati, specializzati. Su internet i blog, i magazine e le pagine facebook sono diventati milioni, in tutte le lingue. Il risultato è che ora, nella vita reale, anche mangiare un panino con la mortadella è diventata un’esperienza food che ci sentiamo di dover condividere e commentare. Sinceramente tutta questa attenzione verso un ambito che dovrebbe essere invece naturale, spontaneo e rilassante sta diventando ossessivo e quindi decisamente nevrotico.

 

Per un ritorno a una genuina spontaneità

Ben vengano quindi le voci fuori dal coro che restituiscono freschezza e leggerezza all’atto di cucinare e preparare pietanze. Il blog Iosonounfungo è una di queste voci. Naturale, tranquilla, solare, senza inutili affettazioni ed esagerazioni, senza drammi e patemi inutili. Esprime chiaramente una gran gioia nel cucinare, soprattutto dolci e prodotti da forno, senza inutili sovrastrutture concettuali e derive spettacolari. Una lettura rinfrescante e piacevole che rimette le cose nel loro giusto ordine d’importanza, perché mangiamo per vivere, e non viceversa.

Fonti: Il blogLa pagina Facebook

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