2018 anno del cibo italiano nel mondo: ad annunciarlo è stato il ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini e il presidente Coldiretti Moncalvo. Sono stati loro a firmare il protocollo di intesa per la valorizzazione del territorio, puntando l’accento sul cibo italiano quale patrimonio da difendere.
L’occasione è stata delle più azzeccate, vale a dire il convegno “Biodiversità e agricoltura. Multifunzionalità: dall’ambiente alla società” organizzato da Fondazione Univerde, Coldiretti e Campagna Amica e che ha visto la presenza autorevole di Alfonso Pecoraro Scanio, Giorgio Calabrese e Domenico De Masi.

I turisti ambasciatori del made in Italy nel mondo

Il presidente di Coldiretti è stato chiaro al riguardo: sono i turisti i veri ambasciatori nel mondo del cibo italiano, una forma di comunicazione e diffusione del made in Italy che porterà l’export a raggiungere l’obiettivo di 50 miliardi di euro nel 2020.

Nel 2018 anno del cibo italiano nel mondo, spazio alla biodiversità

Valorizzare la cultura dei luoghi, della territorialità e della biodiversità: sono questi i messaggi che saranno lanciati nel corso del 2018 anno del cibo italiano del mondo.

L’obiettivo è sensibilizzare i cittadini e le imprese sulla necessità di valorizzare le peculiarità territoriali, le specialità e le tradizioni locali, culturali e naturali, attraverso un coinvolgimento sinergico tra imprese culturali, turistiche, sportive, agricole e agrituristiche, ma anche creative e dello spettacolo, oltre che dei prodotti agricoli tradizionali.

Una visione olistica del progetto

Non solo food e non solo turismo: il progetto del 2018 come anno dedicato al cibo italiano mira a coinvolgere un po’ tutti i soggetti protagonisti delle diverse filiere, produttive, turistiche, culturali. Ed è in quest’ottica che le strutture degli imprenditori agricoli saranno legate ad attività di ricerca archeologica, con l’intento di promuovere una conoscenza storica del territorio e valorizzazione i rinvenimenti intervenuti, oltre a proseguire in un’attività di monitoraggio e mappatura delle aree agricole di interesse culturale, paesaggistico, storico e archeologico.

Cosa prevede il protocollo

Il protocollo punterà all’utilizzo dei prodotti agricoli e agroalimentari tipici del territorio nella ristorazione collettiva.
La parte educativa dell’intesa vedrà l’avvio di percorsi turistici e didattici, con itinerari pedonali, ciclabili, equestri, moto turistici, fluviali e ferroviari, studiati appositamente per far conoscere ai turisti di tutto il mondo il territorio italiano, con le sue aree geografiche diverse e con la sua produzione agroalimentare tipica, peculiare per ciascuna zona.

Nell’anno del turismo sostenibile, quindi, grande attenzione andrà alla difesa del patrimonio agroalimentare italiano e sottrarre dall’estinzione alcune specie e alcuni prodotti esclusivi del nostro Paese che, oltre ad essere buoni, sono preziosi per la salute.

Tra questi la carota viola di Polignano o quella bianca piemontese, il barattiere, antica varietà di cetriolo pugliese, il peperoncino di Diamante, la cipolla rossa di Cavasso Nuovo, il mais corvino dalla Lombardia, la patata turchesa dell’Abruzzo, il formaggio puzzone di Moena in Trentino Alto Adige, la motzetta ovvero carne essiccata tipica della Valle D’Aosta e tanti altri straordinari prodotti, simboli di un’Italia che a tavola vince ancora.

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